MACHINE HEAD

 

Questo è il disco che afferma definitivamente i Deep Purple nell’olimpo del rock. Infatti sarà da questo album che saranno presi quattro dei sette brani originali del megaconosciuto ‘Made In Japan’: un live miticissimo!!! L’album viene registrato in un Hotel della Svizzera, più precisamente a Montreux nel lontano 1971. I nostri eroi tappezzarono di materassi un corridoio di un albergo in disuso e vi registrarono tutti i brani del disco in soli quindici giorni: dal 6 al 21 dicembre, giusto in tempo per ritornare a casa per le vacanze natalizie.
Il titolo dell’album fa riferimento alla paletta del basso che ritroviamo poi nella foto di copertina nel retro. In realtà in quella copertina è ritratto un precision, marca di strumento che poi non fu usata: Glover usò un Ricken Backer. Piccola precisazione, Machine è la macchina o comunque lo strumento, Head è la testa o cima della macchina, inoltre le machine heads sono anche le chiavi di accordatura di chitarra o basso.

Ritchie Blackmore Guitars

Ian Gillan Vocals

Jon Lord Keyboards

Ian Paice Drums

Roger Glover Bass

1972

PURPLE RECORDS

 

La prima traccia è ‘Highway Star’. La leggenda vuole, che Ritchie suonò un abbozzo di brano durante un intervista su di un pullman con dei giornalisti, vantandosi di fare brani con una facilità estrema e che a sua volta Gillan ci cantò sopra alcune frasi. I cronisti ovviamente rimasero a bocca aperta: non si aspettavano certo che dicessero sul serio. Il brano parte con un crescendo di accordi e il vocalizzo di Gillan che da il via all’era del metal cantato, dopodiché il brano parte travolgendo per la sua carica e la sua freschezza. Verrà subito riproposto in sede live e spetterà proprio a questo pezzo aprire i concerti del Giappone.

"Maybe I’m a Leo" è un brano (Gillan parla del suo segno zodiacale e dice: "sarò anche del Leone ma non sono un leone" ) che ristabilizza dopo un primo brano sicuramente sconvolgente per quel momento storico. Gli strumenti marciano all’unisono in una cadenza intrigante.

"Picture of home" - Una rullatona di Paice mette in chiaro chi è il re della batteria in quel momento, con quei sedicesimi di batteria ben inseriti al posto giusto. Questo è un brano che, fra l’altro, Blackmore si è sempre rifiutato di suonare dal vivo ma che poi il suo successore, Morse, ha riportato giustamente alla luce.

"Never Before" - Una partenza in sordina con un sincopato tipo funky che poi fila liscio come l’olio in un pop-rock con tanto di coro, inusuale per questi musicisti. Paice fa il bello e cattivo tempo!

"Smoke On The Water", il riff, la CANZONE il motivo che ha accompagnato un pò tutti musicalmente...se dite Deep Purple magari non tutti lì conoscono, ma se mugolate il riff di Smoke On The Water, tutti vi ammiccheranno di aver capito. Una canzone così semplice ed accattivante, che anche se l’ho sentita fare in tutte le salse non mi stanca mai…il suo pregio sta proprio nella semplicità…uno smacco a tutti quelli che adorano solo brani prolissi con tecnicismi fini a se stessi. Il testo della canzone parla della storia della registrazione dell’album, in particolare di un incidente avvenuto mentre i Deep Purple si erano presi un momento di relax al teatro a vedere Frank Zappa.

"Lazy", è il blues suonato alla maniera rock, che poi influenzerà molti bluesmen dei giorni nostri. Ha un’introduzione di organo, botte e risposte con la chitarra e poi due strofe semplicissime di cantato, intervallate da un solo di armonica che portano al crescendo finale.
"Space Truckin" è il brano che di solito dal vivo chiudeva i concerti con lunghe jam e finale con sfascio della strumentazione del palco!!!

Infine solo in edizione remaster, "When A Blind Man Cries". Questo è un brano di una dolcezza unica, molto struggente, che però fu scartato, perché un po’ fuori tema rispetto ai brani che lo precedevano…verrà anch’esso ripescato da Morse per dei minuti di splendido feeling nei live.

Ranfa